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Il nuovo album di Emma è da dimenticare!

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“Essere qui” non è un lavoro discografico all’altezza del talento di Emma…

Il nuovo album di Emma non brilla. Basterebbe questo per capire che c’è qualcosa che non va nelle 11 tracce di “Essere qui”. Un lavoro dalle sonorità naturalmente prettamente pop con qualche esperimento degno di nota.

I testi sono la note dolente del disco: tante volte con strofe elementari e che non riescono a dare intensità alla stesura testuale nella sua totalità. Ma andiamo nel dettaglio.

“L’isola” è un singolo che ha diviso tutti per via del presento plagio della canzone “Where the streets have no name” degli U2. In effetti, la somiglianza è netta nelle strofe, una macchia importante per non dar peso nel giudizio finale. Il brano, a parte questo, è molto particolare non giocandosi mai la carta del ritornello orecchiabile e che inchioda l’ascoltatore al primo ascolto. Qui c’è invece più ricerca stilistica, anche il testo è molto ispirato ma… ma quella macchia del plagio è più che un dubbio, ma una certezza che spezza le gambe ad un brano che sarebbe potuto essere di valore.

“Le ragazze come me”, si apre con la chitarra acustica in stile falò. La voce di Emma è filtrata, il testo rimane in piedi a stento. Siamo su un livello già inferiore, una canzone che stenta proprio a decollare, sarà per un inciso debole o per una costruzione musicale molto criticabile, comunque sia, brano sotto la sufficienza.

“Sottovoce” risolleva l’album. Un brano fra i più riusciti di tutta la nuova produzione. Una confessione, una sorta di spudorata coscienza che si getta in note delicate e che esplodono nell’inciso molto radiofonico. Il brano riesce anche ad essere molto avvolgente nella seconda parte. Un mid-tempo pop che convince assolutamente.

“Mi parli piano”, non fa cadere l’album e lo tiene in piedi con un altro bel pop che crea l’atmosfera giusta nelle strofe per poi aprirsi melodicamente nell’inciso. Il testo anche qui è deprecabile, in alcune strofe potremmo dire elementare. Ma è un buon pezzo. Ci siamo.

“Effetto domino” è una canzone che lascia non uno ma tanti perché. Brano riempitivo, con alcune scelte testuali che non capisco. In alcuni frangenti il testo sembra scritto da un quindicenne e non me ne vogliano gli autori, ma Emma merita di più. Anche la musica lascia il tempo che trova, con qualche ingresso elettronico che inchioda il pezzo ad una mediocrità generale spaventosa.

“Le cose che penso” è un altro mid tempo che convince a metà. Qua siamo sicuramente su un livello superiore rispetto al pezzo precedente. Un altro brano intimo, adatto per la Emma di oggi. Qui forse si poteva osare di più, magari con un assolo di chitarra nell’intermezzo o se è preferibile sul finale. Ecco perché la traccia rimane quasi strozzata dalla mancanza di una trovata particolare. Nonostante questo, però, è un brano da ascoltare.

“Portami via da te”: costruzione musicale leggera nelle strofe e piccola esplosione nell’inciso, come sempre orecchiabile: il marchio di fabbrica di Emma è sempre stato questo. A volte questa formula è perfetta, altre, come per il brano analizzato, il risultato rimane sospeso fra ciò che è, e ciò che poteva essere con alcuni accorgimenti.

“Luna e l’altra” è un esperimento elettronico che stona completamente sotto la vocalità di Emma. Il brano si vorrebbe colorare di alternative pop nelle prime strofe ma in realtà non c’è nulla di sensato nel pezzo peggiore dell’album. Senza dubbi.

“Malelingue” è uno di quei brani che fino all’inciso fanno ben sperare per qualità del testo. Infatti sembrerebbe un attacco a tutti gli haters che attaccano Emma ogni giorno sul web ma non è così. L’inciso scopre le carte e ci si ritrova immersi nella solita storia d’amore finita male. Musicalmente non aggiunge nulla all’album. Ci si accorge qui che forse sono troppo prevedibili gli stili musicali che compongono i vari brani.

“Sorrido lo stesso”, ecco, questa dovrebbe essere la vera Emma. Brano lento di un’eleganza musicale che spiazza paragonata agli altri pezzi. La chitarra elettrica accarezza le strofe, la voce di Emma è il giusto connubio fra dolcezza e amarezza. Un testo maturo, che parla di scelte passate e sguardi verso il futuro. E poi quell’inciso che si apre delicatamente. È la miglior canzone dell’album, uno dei pochi tocchi da incorniciare. Il suo capolavoro.

“Coraggio” chiude l’album. Un mid tempo elettronico che parla della storia d’amore. Il testo ancora una volta è prevedibile, poco ispirato. Però musicalmente non è da buttare, ha un suo perché anche per via di una certa costruzione ricercata, con ritmi che vanno ad alzarsi per poi abbassarsi dolcemente. Una fine abbastanza buona per un album con troppi chiaroscuri.

L’album di Emma risulta essere così un lavoro discografico non proprio da salvare, anzi, troppo spesso si denotano ripetitività e idee poco originali. I testi sono poi il vero tallone d’Achille: a volte elementari, didascalici, con poche intuizioni autoriali di spessore. Credo che Emma sia molto più forte della maggior parte dei brani cantati in quest’album, e lo dico da suo estimatore e appassionato. Un album mediocre senza girarci troppo intorno: si salvano due o tre canzoni, il resto è un mero contorno che lascerà il tempo che ha trovato.

Voto 5.5

Davide Beltrano IlFolle

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