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“Casa mia”: un capolavoro psico musicale.

3.105

Primo appuntamento della rubrica dedicata alla musica di Omar Pedrini…

Di Aldo Massimi

Ascoltai il brano durante il Festival di Sanremo del 2002. Fu un piacevole shock perché bastarono due note a farmelo entrare nel cuore, una sorta di addio malinconico da un luogo dove ricordi ed immagini sono ancora nitidi nella mente.
Forse saranno state le analogie personali ma questo sbrano riuscì a smuovere in me una sorta di sensazione che provavo in tenera età e il buon Pedrini in questo è uno degli artisti più “maestrosi” che ci siano.
La casa è il luogo della sicurezza, dove le nostre radici iniziano a farsi strada nella terra e quindi ad avere un posto dove iniziare la nostra storia e musicalmente è proprio l’inizio del brano. Un leggero riff di batteria e si apre come un sipario… si entra immediatamente nell’atmosfera, si sciolgono i nodi più intimi e via nel sentiero più verde che la musica italiana abbia mai avuto.
Casa mia è un capolavoro psico musicale, un brano assolutamente “scuoti ricordi” perché la sua sonorità oltre al testo spara nell’aria delle frequenze potentissime e i cori ne sono un esempio: catturano e inebriano i nostri sensi e come per incanto ci si ritrova con gli occhi chiusi, fermi e con le gambe bel saldate a terra.
Fa parte dell’album “Un Aldo qualunque sul treno magico” ecco… io mi chiamo Aldo e faccio il Ferroviere, non a caso avviene tutto questo no?!
Omar Pedrini ci invita a trovare noi stessi, il nostro nucleo il nostro io la nostra anima, quella che chiameremo Casa Mia.

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