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Ti ricordi i The Ark?!?

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Aldo Massimi ci racconta una pagina importante della musica internazionale…

 

In questo malinconico sabato 3 marzo 2018, piovigginoso e grigio, i ricordi mi portano a riesumare un brano che mi accompagna al lontano 2002.

Era un anno fantastico, i miei 19 anni erano un rullo di tamburo, sempre pronto a tutto e con un’energia tale da poter comandare il mondo intero. Ma non avevo fatto i conti con quel sentimento che mette paradisiacamente ko qualsiasi essere umano, certo non nascondo che a 35 anni le cose non sono affatto cambiate.

A 19 anni si è immersi in una dimensione parallela alla realtà e i sogni si possono modellare con le mani come un vaso di creta e sei il padrone assoluto del territorio come un Re Leone dal potere indiscusso, ti senti in grado di poter far tutto ma poi arriva lei… la ragazza che ti fa perdere la testa e in un attimo sei un granello di polvere in un mare di asfalto e terra.

Il mondo ora è lei, la tua visione grandangolare diventa un ingrandimento a senso unico verso i suoi occhi. La sua assenza è un groviglio di stracci nello stomaco, un blocco sommerso dal desiderio di incontrarsi, di prendere il volo verso lei.

“Calleth You, Cometh I” è un singolo del gruppo rock glam svedese degli Ark, tratto dall’album “In lust we trust”. Capitanati dall’istrionico e vocalmente super dotato Ola Salo, la band di Växjö ci regala un piccolo capolavoro sul tema dell’amore che porta l’ascoltatore ad un viaggio adolescenziale e che inevitabilmente fa rifiorire quei ricordi che per colpa del passare del tempo e della quotidianità andiamo a cercare molto raramente.

A volte da ragazzi si hanno blocchi che da adulti vediamo poi come ridicoli ma se andiamo ad analizzare bene la faccenda ci accorgiamo che cambiamo sia noi sia i blocchi quindi non cambia molto la situazione. Il testo conferma appieno le timidezze di un qualsiasi ragazzo ma se è vero che l’amore può sovrastare ogni forma di impedimento, ovunque sarai io verrò da te. Il gruppo spiega proprio questo: ti amo a prescindere da tutto e da tutti, io corro da te e non importa quando e quanto tempo impiegherò ma io corro da te, arriverò da te.

Anche l’esecuzione tecnico/compositiva ne è la tangibile prova in quanto la batteria è ben colpita sul rullante e sta ad indicare la marcia vittoriosa verso la sua meta, la chitarra perpetua dà la carica all’attacco mentre piano e basso coordinano gli spostamenti dell’esercito da dietro le quinte. Chi corre per amore non è un solo uomo ma un esercito in un’unica persona, una potenza senza limiti e solo chi l’ha vissuta può spiegarlo; infine gli archi… un riff struggente ma allo stesso tempo bandiera di speranza, un tripudio per la corsa sostenuta, tra fatiche e peripezie si vola verso quell’amore per il quale il cuore batte fortissimo, a ritmo.

Ma chi ha detto che questo non vale per gli adulti? In amore vince chi corre, chi rischia, chi supera ogni limite e questo brano dolcemente studiato e ben realizzato è un inno alla voglia di amarsi, di aspirare a vivere il sentimento più naturale che ci sia e gli Ark ne sono stati capaci, soprattutto grazie al loro comandante: Ola Salo. Gli Ark di comune accordo si sono sciolti il 16 settembre 2011.

Aldo Massimi

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